27.01.2026
IL NOSTRO MONDO
maidiremaiadulti blog a più mani di AAAS
martedì 27 gennaio 2026
IL GIORNO DELLA MEMORIA 2026
venerdì 9 gennaio 2026
PRESEPI.....DAILY DIARY
DAILY DIARY.....
9.01.2026
PRESEPI
Era una
fredda e piovosa mattina di Dicembre a Roma. L'aria era carica di un'atmosfera
magica.
Le strade
illuminate da luci scintillanti e ad ogni angolo si sentiva il profumo delle
caldarroste. Le vetrine delle pasticcerie, panifici e botteghe erano allestite
con i migliori dolci tradizionale, in tutte le forme e per tutti i gusti.
La città prendeva vita con l’avvicinarsi del Natale.
Piazza
Venezia attira da sempre l’attenzione dei turisti, dove quel imponente
complesso in marmo bianco, dedicato all’Unità d’Italia e dove ospita il Milite
Ignote, offre anche un’ampia vista
panoramica sulla città. Adiacente, con i
suoi 124 scalini si può ammirare la Basilica di Santa Maria in Aracoeli, la
Chiesa più antica di Roma, famosa per la sua storia e con opere di artisti come
Donatello e Pinturicchio. Entrando ci si accorge di quanta storia è incastrata
nei suoi muri. Il presepe artistico, con statue a grandezza naturale è mostrato
nella seconda cappella.
Le chiese e le piazze di Roma sono un luogo dove i
presepi prendono vita, come un teatro a cielo aperto.
I personaggi
sono realizzati con grande maestria, e i fedeli si fermano a pregare la Natività.
Il presepe in Piazza San Pietro è una tradizione natalizia inaugurata da Papa
Giovanni Paolo II, nel 1982. Ogni anno presenta una Natività differente, donata
da diverse località Italiane o internazionali, presentando opere d’arte che
spaziano dalla tradizione Napoletana a quelle artigianali locale.
Quella che mi ha meravigliato di più, è stata costruito in Santa Maria in Trastevere. È unica, perché rappresenta la Natività attraverso le storie e i volti dei poveri e degli emarginati che la comunità incontra quotidianamente, come profughi, malati e famiglie bisognose, trasformando la scena natalizia in un Vangelo vivo di umanità e speranza, che invita alla condivisione e all’accoglienza dei “pastori di oggi”.
Fossero grandi o piccoli, semplici o
elaborati, ogni presepe portava con sé un messaggio di meraviglia e di fede.
Ogni figura, ogni luce, ogni dettaglio era un’opera d’arte, capace di incantare
chi si fermasse ad ammirarla.
Quel giorno,
nonostante la piaggia battente mi obbligasse a tenere l’ombrello aperto, e con
cautela fare i passi per non sprofondare nelle enormi pozzanghere, proseguì ad
esplorare e con entusiasmo la Capitale con lo spirito spensierato della turista!!
TRANSLATION:
It was a cold, rainy December morning in
Rome. The air was filled with a magical atmosphere.
The streets were lit up with twinkling
lights, and the aroma of roasting chestnuts wafted from every corner. The
windows of pastries, bakeries, and shops were filled with the finest
traditional sweets, in every shape and for every taste.
The city came to life as Christmas approached.
Piazza Venezia has always attracted tourists, where the imposing white marble complex, dedicated to the unification of Italy and home to the Unknown Soldier, which also offers a wide panoramic view of the city. Adjacent, with its 124 steps, you can admire the Basilica of Santa Maria in Aracoeli, the oldest church in Rome, famous for its history and paintings by artists such as Donatello and Pinturicchio. Upon entering, you can realize how much history is embedded within its walls. The artistic nativity scene, with life-size statues, is displayed in the second chapel.
Rome's
churches and squares are a place where nativity scenes come to life, like an
open-air theater.
The figures are expertly crafted, and the
faithful pause to pray at the Nativity. The Holy scene in St. Peter's Square is
a Christmas tradition inaugurated by Pope Giovanni Paul II in 1982. Each year,
it presents a different nativity scene, donated by various Italian and
international locations, featuring works of art ranging from Neapolitan
tradition to local artisanal works.
The one that amazed me the most was built
in Santa Maria in Trastevere. It is unique, because it represents the Holy Family
through the stories and faces of the poor and marginalized the community
encounters daily, such as refugees, the sick, and families in need. This
transforms the Christmas scene into a living Gospel of humanity and hope, which
invites sharing and welcoming the "shepherds of today."
Whether large or small, simple or
elaborate, every nativity scene carried a message of wonder and faith. Every
figure, every light, every detail was a work of art, capable of enchanting
those who stopped to admire it.
That day, despite the pouring rain forcing
me to keep my umbrella open and tread carefully to avoid sinking into the
enormous puddles, I continued to enthusiastically explore the Capital with the
carefree spirit of a tourist!
martedì 6 gennaio 2026
... tutte le feste si porta via
… ma non si porta via i ricordi, soprattutto quelli dell’infanzia che cerchi di dimenticare quando sei preso dalla frenesia della vita che ti chiama a fare sempre cose nuove per arrivare e poco spazio o tempo ti lascia per ripensare e cercare quei sentimenti che si legano a date speciali, come quella di oggi: l’Epifania che tutte le feste si porta via. Questi ricordi mi tornano in mente via via da molti anni, E stasera è la seconda volta che ne scrivo, la prima volta è nel libro della della mia vita che ho cominciato e poi continuato a scrivere per molte pagine, ma che è ancora lì che aspetta di essere riempito, un pezzo qua e un pezzo là in diversi hard disk dei computer. Stasera, con la gatta in grembo che fa le fusa, mi piace ricordare che quand’ero piccolo. Non tutti i 6 gennaio ero contento di tornare a scuola, me ne ricordo almeno due. Con un po’ di angoscia. Ambedue erano legati a un gruppo allo stomaco per i compiti delle vacanze non fatti, ma uno in particolare anche al dover tornare a scuola ed avere vicino a me continuamente per tutta la mattinata un maestro che puzzava di tabacco e aveva i denti e le dita marroni. Era bravo, comprensivo, rauco, ma puzzava e non si accorgeva che puzzava di più quando per affetto e per cortesia ti si avvicinava e si chinava per dirmi delle cose, per aiutarmi ma mi costringeva a respirare male. Quell’anno salavo almeno una volta a settimana e tornavo a sa dicendo alla mia mamma che il Bernardini, il bidello, ormai aveva chiuso il portone. Avevo fatto tardi. Quell’anno, cominciai a disimparare a leggere e la mia mamma preoccupata mi mandò a ripetizione dalla sua sorella, cioè mia zia, che non era tanto meglio del maestro con le solite parole che ripeteva per avviarmi di nuovo a essere bravo. Poi, io pensavo, che lo facesse perché ero suo nipote, come fare un favore. Poi proprio la sera della Befana ricevetti un orangutan meccanico a pila da quella mia zia, durante la seta carpii gli scambi di parole d’affari che la mia mamma diceva sotto voce congedandosi dagli adulti. Capii che la mia mamma pagava tutto. Io lo sapevo che la mia mamma si frustava la vita per guadagnare quei quattro soldi per mantenere tutti i figlioli, e questo mi dispiaceva, anzi mi indignava. Fu un lago che mi si apriva davanti e non sapevo ancora nuotare. Volli finire di andare a lezione. Venne aprile e piano piano ricominciai a leggere e a studiare e anche a riprendere buoni voti.Tappandomi il naso. Stavo imparando a nuotare.
Quando ci penso sono contento di ricordare come dietro ai trucchi delle feste possa aver scoperto le finzioni che si celano dietro i rapporti tra gente di famiglia: da piccolo dovresti intender che la solidarietà è naturale e soprattutto tra parenti, naturale per me significava per piacere, cioè spontanea, gratis. Ero un ingenuo bambino, ma avevo “le orecchie”, che non volli più avere da Asino! Valla a dare a bere ai piccoli!
Un po come il nostro “maidiremaiadulti”!
Vai sul blog maidiremaiia per averne un commento e la traduzione AI in inglese.
venerdì 26 dicembre 2025
A Natale si può (puoi)
Nota di premessa: poiché questo è un blog-didattico, in questa pagina ho permesso a Google di inserire automaticamente dei link alle parole o espressioni che "ritenesse" degne di una puntatina. Non so dove porteranno e lascio come è avvenuto. Nel senso che quei link non sono scelti da me personalmente. Quindi visitali dopo che hai letto il blog, potrebbero non entrarci niente col discorso chiave dell'articolo. 😊
Lo scrivo con il “si”, cioè con il senso impersonale delle azioni,
quello del “di ogni erba un fascio”, quello dei discorsi che si fanno per render ovvia una cosa che questa volta non lo è.
A Natale, nell’atmosfera magica un po’ sì è un po’ no dell’avvento della festa e del ricominciare a contare da 1(uno) i giorni di un anno, aspettando l’Epifania che tutte le feste si porta via, si fanno tante di quelle cose stupide e simpatiche che neppure ci s’accorge. Si ha bisogno di stupirsi per uscir dalla consuetudine.
Forse, è così? E il buffo è che non si vuole ognuno singolarmente, ma si viene trascinati da uno speciale imprinting che si chiama cultura della civiltà in cui si cresce.
Sono giorni delle feste grandi dell'anno, quelle che si dice, ma lo sono realmente, comandate (sic!).
E sì, c’è la magia, la finzione, l’immaginazione va a mille, e si partecipa anche quando si è sotto le bombe o si è in una galera, sono come momenti di ferie dalla realtà cruda. Si immaginano briciole di brodo di giuggiole. E in qualche modo si vorrebbe godere.
Nascere ci appare una festa e lo è, generalmente, almeno per quelli che sono già viventi, quindi anche la rappresentazione della nascita spinge a pensieri meravigliosi, e quando questa rappresentazione è simbolica come nel Natale i buonismi si milionificano, del resto la speranza di solito si aggancia ad un futuro che sarebbe soddisfacente e sorridente.
MA,
appena si esce dall'alone di magia ( quando si accende la tv, quando si consultano attualità e cronaca, quando si apre la posta, quando si segue le pagine social) (≠quando sei costretto sotto la pioggia, quando sdraiato su cartoni sotto un ponte, quando ti ripari da proiettili e bombe, quando ti rumi in tasca e non sai cosa far mettere in bocca ai tuoi piccoli), a Natale, si comprende bene quale sia il Mondo del Meglio e il Mondo dei Pazzi.
E se ci pensi solo un po’, ti rendi conto in quale Mondo:
- Sei trascinato a vivere
- Vorresti vivere
- Imponi che gli altri vivano
- Trascini altri
- Vorresti che altri ti seguissero
- Ti Stai costruendo
- Stai imponendo
- Ti senti costretto
UNA SOLA OPZIONE È LA TUA, non ne puoi spuntare due, non è un giochetto, è il semplice ritorno nella realtà.
La domanda è spontanea e la possiamo coniugare in vari modi:
- ma allora è tutto finto?
- Siamo nei giorni del "facciamo finta che"?
- Ciò che non fa collassare il Mondo è la speranza?
- La terapia per la sopravvivenza richiede medicine antipsicotiche? e la speranza è quella più a buon mercato?
..........
A Natale si può
https://www.youtube.com/watch?v=G3vDzID3RAA
A QUESTO PUNTO DEL POST, È POSSIBILE, SAREBBE INTERESSANTE CHE ALTRE PERSONE CON ACCESSO COME AMMINISTRATORE SCRIVESSERO AGGIUNGENDO QUALCOSA A PROPOSITO, PER CONTINUARE IL DISCORSO, PER CONTESTARLO, PER DARE LUCE AD UNA DIVERSA FACCIA DELLA PERCEZIONE DELLA REALTÀ.
A Natale puoi...
che posso fare? quello che più o meno ho sempre fatto:
un andare all'indietro, un evocare tradizioni, un ricordare sensazioni e sentimenti che nel periodo Natalizio mi hanno accompagnato dall'infanzia all'età attuale.
A quello si accosta la maratona ormai necessaria per permettere tale rievocazione: gli addobbi, i regali, i pranzi e, in un'epoca in cui tutto è esponenziale ....taaanti addobbi, taaanti regali, tantooo cibo.
In questa kermesse gli eventi del mondo si lasciano fuori dalla porta, nell'obbligo della Festa che grazie alla nascita del Bambino deve essere di gioia e speranza.
I vari presepi sparsi nelle case e nel paese evocano in ogni caso intimità familiare ,amore e cura e questo penso venga percepito pure dai giovani, anche se la spiritualità che è insita nell'Evento e la speranza che nutre in sé la misericordia non riguarda solo il Natale ma è anche un principio e una finalità che travalica le norme dell'appartenenza alla Chiesa Cattolica.
Lo spero, come spero che il nostro mondo possa conservare quei suoi principi di democrazia e vivere civile, anche se nella mia ostinazione a vedere il bicchiere mezzo pieno mi rendo conto che è il bicchiere a restringersi sempre più uscendo dal mondo considerato nel suo insieme per avviarsi verso una realtà sempre più vicina e comprensibile e per finire, forse, addirittura nella propria casa , dove tetto sulla testa e tavola apparecchiata è quello che, gira e rigira, interessa mantenere.
Naturalmente non riesco a capire perché si voglia togliere questo possibilità (tetto e tavola apparecchiata) a chi già ne gode, a chi ne godeva e a chi potrebbe goderne . Pieranna
domenica 30 novembre 2025
È nata nel deserto somalo nel 1965.
QUESTA PAGINA OSPITA UN MESSAGGIO CHE GLI AAAS HANNO RICEVUTO SU WHTSAPP DA VINCENZO. CI È PIACIUTO RIPORTARLO QUA SUL BLOG CONDIVISO.
Buona domenica a tutte/i, nei quindici giorni che a partire dal 25 novembre inizia l’attivismo contro la violenza di genere, mi piace condividere nel gruppo, questa storia che ci racconta una delle forme più violente nei confronti del genere femminile.
“È nata nel deserto somalo nel 1965.
Una di dodici figli in una famiglia nomade che allevava capre in uno dei paesaggi più duri della terra.
A sei anni, Waris Dirie era responsabile di sessanta capre e pecore.
Le portava ogni giorno nel deserto a pascolare.
L’acqua era scarsa. Il cibo era scarso. Tutto era una questione di sopravvivenza.
Il suo nome significa “fiore del deserto”.
Usò una lametta rotta, insanguinata. Nessuna anestesia. Nessuna sterilizzazione.
Waris fu bendata. Le diedero una radice da mordere. Fu trattenuta da sua madre mentre la zia l’aiutava a immobilizzarla.
Poi iniziò il taglio.
Mutilazione genitale femminile.
Tipo III — la forma più estrema. Tutto rimosso. Tutto cucito con spine di acacia e filo bianco, lasciando un’apertura grande quanto un fiammifero.
Il dolore era indescrivibile.
Una delle sue sorelle morì per le complicazioni. Anche due delle sue cugine.
Ma Waris sopravvisse.
Sua madre le spiegò che era necessario. Nel nome di Allah. Nel nome della tradizione. Tutte le bambine dovevano sopportarlo.
Questa era la Somalia, dove si stima che il 98% delle donne subisca la MGF.
A tredici anni, suo padre annunciò che aveva organizzato il suo matrimonio.
Con un uomo di sessant’anni.
Prezzo della sposa: cinque cammelli.
La madre di Waris la aiutò in silenzio a fuggire durante la notte.
Scappò da sola nel deserto.
Una tredicenne che attraversa uno dei luoghi più pericolosi sulla terra, senza mappa, senza soldi, senza protezione.
Riuscì ad arrivare a Mogadiscio.
Da lì, uno zio appena nominato ambasciatore somalo nel Regno Unito accettò di portarla a Londra — come sua domestica.
Era analfabeta. Non parlava inglese. Lavorava per la famiglia dello zio senza essere pagata.
domenica 23 novembre 2025
Gli AAAS insieme con Maria
In occasione di........
https://www.unitrebarga.it/website/premio-san-domenico-a-maria-lammari/
.....nel giorno 21 Novembre 2025
PER MARIA
giovedì 20 novembre 2025
DIGITALIZATION....DAILY DIARY...
DAILY DIARY….
20.11.2025
DIGITALIZZAZIONE
La conoscenza della digitalizzazione sta diventando un
obbligo per tutti.
Tutto si sta trasformando: dall’amministrazione
pubblica, le banche, i servizi sanitari e i trasporti vanno interamente
on-line.
Il linguaggio tecnologico ci spiazza: app, password,
cloud, login, spid, software, hardware, ram, wi-fi, link, download, cookie,
upload ecc.
Per noi Nonni e Nonne è arrivato il momento di pensare
seriamente ad impegnarci su queste nuove competenze. Non vogliamo mica che i
nostri nipotini “ci mangino la pappa in testa”. In un certo senso queste nuove conoscenze
ci permetterà di dialogare di più con le nuove generazioni, rispetto a noi sono
avanti riguardo questo linguaggio tecnico, e non darle la possibilità di
pensare che siamo “rimbambiti”.
Fortunatamente ci sono corsi d’informatica pratica a
cui rivolgerci. Per noi “over” può
essere anche divertente ritornare tra i banchi di scuola. Cambiare la propria rutine giornaliera,
e affrontare nuove sfide non è male.
Noi di AAAS, da cinque anni ci stiamo impegnando attivamente
per raggiungere l’autonomia digitale. Non lo facciamo per l’ambizione di fare
carriera, ma per noi stessi, per essere persone attive nella società e con la
volontà di stare a passo con i tempi, e soprattutto non vogliamo essere di peso
ai nostri figli, per quelle pratiche burocratiche che oggi vengono svolte solo
con la dimestichezza on-line.
……perché “c’è sempre da imparare”…..
P.S oggi primo rientro in classe del CORSO D’INFORMATICA PRATICA ALLA GUIDA
DEL PROF. R. LUTI.
TRANSLATION:
Knowledge
of digitalization is becoming mandatory for everyone.
Everything
is changing: from public administration and banks to healthcare services and
transportation, everything is going entirely online.
Technological
language is overwhelming: apps, passwords, cloud, logins, SPID, software,
hardware, RAM, Wi-Fi, links, downloads, cookies, uploads, etc.
I
believe that these days, a significant portion of the population is on the
verge of becoming digitally illiterate. Keeping up with technological
innovations is not easy. For us Grandparents, the time has come to seriously
think about investing in these new skills. We don't want our grandchildren to
"eat on top of our heads." In a certain sense, this new knowledge
will allow us to engage more with the younger generations—they are ahead of us
in this technical language—and prevent them from thinking we're
"stupid."
Luckily,
there are practical computer science courses available.
For us seniors,
it can be fun to go back to school. Changing up our daily routine and
taking on new challenges isn't a bad thing.
At
AAAS, we've been actively working to achieve digital independence for five
years. We don't do it for the sake of a career, but for ourselves, to be active
members of society and keep up with the times. And above all, we don't want to
burden our children with those bureaucratic procedures that today can only be
completed with on-line proficiency.
……because
"there's always something to learn"…
P.S.
Today is the first return in the classroom for the PRACTICAL COMPUTER SCIENCE
COURS
mercoledì 19 novembre 2025
RICOMINCIARE A 50 +
La mia seconda vita
professionale
Nel 2007 la
ditta per cui lavoravo chiuse a causa dell’anzianità dei proprietari. Mi
fermai, dedicandomi alla mia famiglia e mettendo da parte la mia carriera
professionale. Gli anni passarono e il mondo cambiava velocemente, soprattutto
nel campo della tecnologia. Poco prima della pandemia ricevetti una proposta da
uno studio professionale: uno stage di qualche mese che accettai con
entusiasmo. Fu proprio lì che capii di essere rimasta indietro.
Fu allora
che incontrai Unitre. Iniziai con un corso di inglese, ma ben presto mi
iscrissi anche a un corso di informatica, guidato dal Professor Luti, entrando
a far parte di un gruppo di Adulti. Quel corso è diventato una costante nella
mia vita: lo frequento da cinque anni e mi ha permesso non solo di aggiornarmi
nel campo digitale, ma anche di ritrovare fiducia in me stessa.
In seguito scoprii che la mia situazione pensionistica era tutt’altro che rassicurante: dovevo tornare a lavorare. Mi rivolsi al centro per l’impiego, inviai molte candidature, ma incontrai difficoltà e ostacoli. Poi finalmente arrivarono un concorso, una graduatoria pubblica, un periodo di prova… e oggi lavoro in un ente pubblico.
Non è stato
facile. Se però sono arrivata fin qui, lo devo a tutte le persone che mi hanno
sostenuto: in particolare alla mia famiglia, ma anche ai miei compagni di corso
di informatica, che hanno rappresentato per me un modo di socializzare, di
avere compagnia e di trovare momenti di distrazione dalla routine quotidiana.
Un grazie speciale va al Professor Luti, che con disponibilità, pazienza e
grande capacità didattica ha aiutato me, adulta sopra gli “anta”, a stare al passo
con i tempi.
In
conclusione, partecipare a questi corsi è stato per me piacevole, gratificante
e soprattutto costruttivo per il mio futuro.
domenica 16 novembre 2025
DOMENICA È SEMPRE DOMENICA
DAILY DIARY...16.11.2025
La Domenica
Fin da
bambina, ho sempre associato il pranzo della Domenica a qualcosa di speciale. I
miei genitori essendo stati entrambi grandi lavoratori, per loro, quel giorno
della settimana era un momento per dedicarsi alla famiglia.
La nostra giornata iniziava presto la mattina.
Dopo che le
tre figlie si erano divertite a saltellare nel lettone con genitori ancora
assonnati, la Mamma gentilmente le fa uscire dalla camera perché era l’ora di
alzarsi e prepararsi per la colazione. Il Babbo si affretta ad andare nel bagno
per farsi la barba prima di ogni altra cosa.
La Mamma
amava cucinare, ed era il suo modo per esprimere amore per i suoi cari, “È
Domenica, ho voglia di fare i tortelli, che ne dite?” ci dichiarava. Questa era
una frase che risuonavo molto spesso dalla sua voce, nonostante una settimana
faticosa in fabbrica.
Con tanta
cura disponeva le sfoglie di pasta sugli stampi per tortelli, quelli di misura
grande, e con pazienza le farciva con un buon ripieno di carne.
Ricordo i suoi
tortelli al ragù che riempivano il piatto, e quell’aroma di carne che si distribuiva
per la casa. Terminato il primo piatto, seguiva la gustosa seconda portata, e
per finire il dolce e frutta. Ci sedevamo a tavola felici di condividere quel
momento tutti insieme, abbracciati dal calore famigliare.
Dopo quel
bel pranzo, tutti insieme ci si affrettava per rimettere in ordine la sala da
pranzo, ed uscivamo per fare una visitina di cortesia ai parenti o amici.
Quell’abitudine
di riconoscere la “Domenica speciale” è rimasta una piacevole tradizione anche
per me, e mi piace dedicarmi a cucinare qualcosa di laborioso per accontentare
la mia famiglia.
Il numero di
persone cresce, ed anche i nipoti si siedono alla tavola della nonna con
appetito, rendendo ogni ricetta più prezioso.
Since I was a child, I've been taught that Sunday is a
special day. My parents, have always been hard workers, so they considered that
day of the week a time to dedicate to the family.
Our day started early in the morning.
After that the three daughters had enjoyed themselves jumping
in bed with their still-sleepy parents, Mum kindly told them to go out of the
room because it was time to get ready for breakfast. Dad hurried to the
bathroom to shave first of all.
My Mum loved cooking, and it was her way of expressing
love for her dear ones. "I want to make tortelli, what do you think about
it?". This was a sentence that resonated very often from my mother's
voice.
Quickly she put on her nice colored apron and layed out
everything she needed, and soon enough, she was getting her hands into the
dough...she didn’t own a mixer so she did
all by hand. She carefully placed the sheet of dough on the mold for tortelli
and filled them with a very tasty meat filling.
I remember the tortelli with meat sauce in the plate, and
that aroma wafting through the house. After the first course, the second course was served, followed by the home
made cake and fruit. We would sit at the table, happy to share that moment,
embraced by the warmth of family love.
After that deliciouse meal, all of us helped to clean up the
dining room to go out to make a visit to relatives and friends.
"Sunday, a special day" is a tradition that has
remained a pleasant habit for me too. I enjoy dedicating myself to cooking
something laborious for that day, to please my guests.
The family grows, and even the grandchildren arrive at
Grandma's table with appetite, and this helps to make everything more precious.
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4.06.2025 DAILY DIARY “C’È SEMPRE DA IMPARARE” Recentemente alcune amiche mi hanno chiesto, “Emma ma te sai cosè il granturco a 8 file...
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6.01.2025 The Christmas holidays have just passed, but I’m thinking back to my trip! This year, my family and I decided to fly in the...
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MOTHER’S DAY 2025 Viva la mamma affezionata a quella gonna un po' lunga indaffarata sempre e sempre convinta a volte un po' se...












